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Intervista a Joe Dever

G.A.F.: Siamo qui con Joe Dever, il creatore di Lupo Solitario, una serie di librigame fantasy che ebbe grande successo in Italia, come nel mondo, circa 15 anni fa. Sebbene la serie non è più in stampa da lungo tempo, è ancora richiesta e molti vorrebbero ritrovarla in libreria.
In Italia sei molto famoso tra i lettori di fantasy. Vorrei chiederti: "Come hai iniziato questo lavoro?"

DEVER: Come sono diventato uno scrittore di fantasy?
È una storia interessante.
Iniziai a progettare giochi quando ero molto giovane, avevo circa 6-7 anni. Ero figlio unico e mio padre morì quando ero molto piccolo. Quindi credo che ci siano paralleli con il personaggio di Lupo Solitario (NdR: Il primo libro della serie inizia con il massacro dei Cavalieri Ramas, vengono uccisi tutti tranne il giovane protagonista); ma in realtà, molto prima di essere uno scrittore fantasy, ero uno sviluppatore di giochi.
Da adolescente ho letto molti romanzi fantasy, che ovviamente mi influenzarono in seguito, ma non era mia intenzione diventare uno scrittore. Da piccolo non avevo ambizioni in quel senso. Nel 1977, mentre lavoravo come musicista negli Stati Uniti, scoprii il gioco di ruolo. Il fenomeno era proprio agli inizi, la prima edizione da 3 libretti di Dungeons & Dragons era stata appena pubblicata.

G.A.F.: L'edizione con la copertina marrone?

DEVER: Esatto, la primissima edizione.
Fino ad allora avevo giocato ai wargame, convertendo eserciti storici in eserciti fantasy ed utilizzandoli per sviluppare il mondo del Magnamund, il mio mondo di gioco personale. Tenevo traccia di tutte le partite che organizzavo per gli amici e questo, in seguito, divenne il materiale con il quale scrissi i librigame.
Quando scoprii D&D, fu come se fossi stato colpito da un fulmine.
Questo sistema colmò una lacuna; fu un'ispirazione che mi fece ripensare il lavoro che stavo facendo sul Magnamund, mi permise di trasformare ciò che avevo creato in un teatro per un gioco di ruolo. Così iniziai a giocare a Dungeons & Dragons dagli albori, ma non usai i personaggi inclusi nel gioco; iniziai invece ad adattare e modificare quel primo set di regole per le mie esigenze.
Tra il `77 e l'82 organizzai moltissime sessioni di gioco di ruolo per amici e colleghi, e sviluppai ulteriormente il mondo del Magnamund attraverso quelle sessioni. Questa mole di lavoro-gioco e di esperienza divenne il background per Lupo Solitario.
Lasciai l'industria musicale nell'81 e andai a lavorare per una ditta londinese chiamata Games Centre. All'epoca era il più grande distributore di giochi al mondo. Questa ditta mi sponsorizzò per andare in America a partecipare ai campionati di Dungeons & Dragons.
Vinsi i campionati, che erano stati organizzati presso la fiera di giochi `Origins'. Un paio di mesi più tardi, la Games Workshop, (all'epoca una piccolissima compagnia in espansione che importava GdR e produceva giochi da tavolo) mi offrì un lavoro per la rivista White Dwarf.
Era un'ottima offerta ed accettai.

DEVER: Mi notarono grazie ai campionati di D&D.
Ho lavorato a White Dwarf dal numero 35 al 54 come editor. Quando ero alla GW lavoravo a stretto contatto con Ian Livingstone e Steve Jackson.
Sapevano che lavoravo su Lupo Solitario da molto tempo (da 5 anni circa prima di unirmi a loro), e sapevano che la mia ambizione era di trasformare Lupo Solitario in una sorta di Runequest inglese. A quei tempi, Runequest era il maggior concorrente di D&D, e volevo che Lupo Solitario diventasse il gioco di ruolo inglese.
Steve e Ian mi proposero di far pubblicare il gioco di ruolo di Lupo Solitario alla Games Workshop, ma fecero uno sbaglio: l'offerta che mi fecero fu così bassa (niente soldi in anticipo e l'1% di royalty sul ricavo netto) da insultarmi.
La mia reazione non fu ciò che si aspettavano. Dissi: "Ma state scherzando? Me ne chiamo fuori. Lo faccio per conto mio, grazie tante" (ride).

G.A.F.: E la storia andò diversamente, perché Warhammer Fantasy Roleplay (in Italia Martelli da Guerra) divenne il gioco di ruolo inglese.

DEVER: Sì, e il paradosso è che ho lavorato sulla prima edizione di Warhammer FRP mentre ero alla GW.

G.A.F.: Allora mi autografi la copia di Martelli da Guerra che ho portato?

DEVER: (ride) Lavoravo con Rick Priestly, Richard Halliwell e Brian Ansell. Ero praticamente playtester e revisore, ma proposi anche delle regole per Warhammer FRP.
Credo che la decisione più importante che presi fu di non pubblicare Lupo Solitario come gioco di ruolo, ma di convertirlo in una serie di avventure in solitario.
Mi venne l'idea che Lupo Solitario sarebbe stato una campagna di GdR ideale in formato librogame, e questo non era stato mai fatto prima.
Vi era così tanto materiale già pronto, e sentivo di poter comporre buoni testi fantasy descrittivi (avevo preso un Bachelor of Arts in inglese mentre ero al college, e pensai che fosse giunta l'ora di utilizzarlo).
Nel luglio del 1984 vennero pubblicati i primi due libri della serie di Lupo Solitario, e furono un successo enorme. Solo nel Regno Unito vendettero oltre 100.000 copie nelle prime 6 settimane (!!), una cosa semplicemente inaudita per un libro per ragazzi.

G.A.F.: Anche in Italia sono stati un grande successo, il primo vinse il Premio Bancarellino 1986. Ciò che ho notato è la loro qualità.
Senza offese, non erano arte ai massimi livelli, ma erano davvero ben scritti, con trame e background solidi, ed hanno fatto avvicinare alla lettura molti ragazzi, che è davvero una cosa positiva, in Italia in particolare… Come li hai scritti? Pianificavi attentamente la storia prima di scrivere un libro? Come procedeva il lavoro?

DEVER: Il vantaggio maggiore era quello di avere il mondo già pronto. Mi sentivo a mio agio in quel mondo. Lo chiamo ‘casa’ perché nel crearlo ho investito energie, tempo e passione in gran quantità.
Quando arrivò l'ora di scrivere le avventure ambientate in quel mondo, tutto era già lì. Non era come se dovessi scrivere via via che proseguivo.
La vera sfida fu quella di padroneggiare l'arte di scrivere librigame.
La differenza tra librigame e libri normali sta nel fatto che gli ultimi sono scritti in seconda persona (storie riguardanti ciò che è avvenuto all'autore) o in terza persona (storie riguardanti ciò che è avvenuto a qualcun altro). I librigame sono scritti invece al presente, perché devo dire ai lettori cosa gli sta capitando in questo preciso istante. Per uno scrittore è un medium letterario molto difficile da utilizzare.
Tuttavia, per uno sviluppatore di giochi si tratta di un terreno familiare.
Molti ottimi scrittori non hanno esperienza con il testo in seconda persona, soprattutto perché non hanno un background di gioco e non hanno mai avuto una ragione per scrivere in questo modo. Ma io avevo l'esperienza necessaria per riuscirci, ero in grado di progettare giochi e sapevo comporre un testo descrittivo coinvolgente.
Quando si arrivava alla reale costruzione di un librogame di Lupo Solitario, la prima fase era quella di determinare quali sarebbero stati gli eventi generali della storia.
Successivamente preparavo una mappa dettagliata dell'area interessata e quindi lavoravo alla stesura dei diagrammi di flusso dell'avventura dal principio alla fine.
Questi lunghissimi diagrammi di flusso erano il nucleo creativo di ciascun libro. Dopo aver ‘mappato’ l'intero libro, ritornavo all'inizio e scrivevo ogni paragrafo, concentrandomi sul testo descrittivo.

G.A.F.: Proprio come con la programmazione.

DEVER: Esattamente!
C'è un aneddoto interessante qui. Dopo aver scritto i librigame, passai al lead design per i videogiochi. Ciò comporta la scrittura di molti dialoghi per videogiochi, videoavventure ecc., che sono anch'essi in seconda persona/presente.

G.A.F.: Ad esempio?

DEVER: Nella metà degli anni '90 del secolo scorso entrai alla Sony come consulente per il lancio della Playstation 1 in Europa, ma in seguito divenni sviluppatore.
Mi raccomandarono alla Squaresoft come sviluppatore per Final Fantasy VII. Il gioco venne accolto molto bene. (Joe ha lavorato anche su Metal Gear Solid N.d.R.)

G.A.F.: DAVVERO????

DEVER: Sì, ho lavorato sui personaggi e la storia di fondo.
La Squaresoft stava cercando uno scrittore europeo che potesse traghettare il gioco da un background per lo più nipponico ad uno europeo.
Erano già a conoscenza del mio lavoro su Lupo Solitario perché le traduzioni dei miei libri andarono molto bene in Giappone.

G.A.F.: FANTASTICO! E' una storia che non conoscevo!
Per quanto riguarda il mondo degli scrittori fantasy, quali sono le tue influenze principali, Chi sono i tuoi scrittori preferiti?

DEVER: Quando ero adolescente leggevo molta science-fantasy ed ovviamente Tolkien è stata una grande influenza, ma ho letto anche molto Michael Moorcock, sono un fan sfegatato di Elric.

G.A.F.: Possiamo capirlo leggendo i tuoi lavori tra le righe.

DEVER: Ovviamente non si è trattata di una mera copia, il mondo di Lupo Solitario non è così cupo come quello di Elric. Ma una delle mie più grandi influenze è stata anche Marvyn Peake. Uno dei suoi lavori più importanti è la trilogia di Titus Groan (Titus Groan, Titus Alone, Gormenghast - in Italia pubblicato da Adelphi con il titolo: "Tito di Gormenghast" N.d.R.). Se ti piace la letteratura gotica e quella fantasy è assolutamente un must. Anche Gary Chalk (l'illustratore di Lupo Solitario N.d.R.) è un fan delle opere di Peake. In realtà le ha amate così tanto da chiamare suo figlio Titus!

G.A.F.: Riguardo ai giochi… di recente hai sponsorizzato il Gioco di Ruolo di Lupo Solitario. Cosa ne pensi dell'industria dei GDR moderna e del lavoro che ha fatto con la tua creatura e, infine, cosa pensi dell'Italia e dei giocatori italiani.

DEVER: L'industria dei GDR ora è molto maturata.
Ciò rispecchia la popolarità di Lupo Solitario. L'età media dei giocatori si è alzata rispetto all'età d'oro e, ovviamente, le persone che avevano iniziato a giocare quando erano molto giovani, ora sono sulla trentina.
Dopo aver completato gli studi, trovato un lavoro, incontrato i propri compagni e, forse, dopo aver messo su famiglia, stanno cercando di tornare all'infanzia, ecco perché così tanti ritornano a Lupo Solitario e al suo GdR.

G.A.F.: Quindi pensi che i giochi stiano migliorando.

DEVER: Sì, la qualità è decisamente migliore rispetto a 20 anni fa. Ciò che avevamo nei primi anni '80 era una gran quantità di entusiasmo riguardo qualcosa che era radicalmente nuovo, così creativo, che lasciava così tanta libertà... ma eravamo senza guida… c'era solo energia grezza. Ora è tutto più maturo, proprio come i vecchi rock-festival. Negli anni '70 i festival musicali erano male organizzati, senza informazioni ecc. Ma l'energia era lì. Oggi abbiamo bagni decenti, un ottimo catering ecc. È perché il tutto è maturato.

G.A.F.: E che mi dici dell'Italia?

DEVER: Guardati attorno! 60.000 persone tutte assieme. La qualità delle persone, la loro intelligenza e dedizione… sono immensamente felice di essere qui. Non me lo aspettavo… ho scritto quei libri 20 anni fa e più di 100 persone sono venute qui a dirmi la stessa cosa: "mi hai fatto innamorare del fantasy". Addirittura un tipo mi si è avvicinato dicendomi: "sono uno storico militare, e non avrei mai scelto questo campo se da ragazzo non avessi letto Lupo Solitario". È stato molto gratificante.

G.A.F.: Io non facevo i compiti di ragioneria per giocare ai tuoi libri!! (ridiamo).

Grazie per il tempo che mi hai concesso, è stato un piacere e un onore.

Emanuele Granatello 30/11/04




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